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Il periodo delle mestruazioni non deve scoraggiare le donne dal fare attività fisica, anzi, un po’ di movimento può rivelarsi benefico per alleviare alcuni sintomi dolorosi.

É provato che in “quei giorni” il fisico della donna non risulta più debole di altri momenti. La voglia di stare sdraiate sul divano con un cuscino sulla pancia a guardare la Tv è una questione di pigrizia che viene da esigenze di carattere psicologico, non fisico.

L’attività muscolare stimola la produzione di endorfine, sostanze dalle proprietà analgesiche. Non resta che provare, cominciando dal primo giorno di mestruazione: una passeggiata di almeno mezz’ora, un giro in bicicletta, una nuotata in piscina o un po’ stretching.

L’importante è non esagerare con la durata, perché l’eccessivo allenamento, unito alla perdita di sangue, può portare i valori di ferro verso l’anemia. Quindi anche coloro che sono abituate a praticare sport, nella fase mestruale non dovranno sottoporsi ai soliti sforzi.

É vero che i casi di amenorrea sono frequenti tra le atlete, ma ciò dipende dalla ridotta massa grassa di cui dispongono. Le sportive in compenso, durante la gravidanza e il parto, tendono a soffrire meno dei disturbi tipici, rispetto alle donne più sedentarie. Inoltre il mondo del nuoto e dell’atletica femminile vanta medaglie d’oro alle Olimpiadi, ottenute da atlete proprio durante il loro ciclo mestruale.
Fra le attività fisiche ideali per attenuare i dolori mestruali rientra anche lo yoga, che oltre ai benefici della ginnastica aggiunge il controllo della respirazione. I movimenti che coinvolgono il bacino limitano i crampi tipici della dismenorrea.

Citiamo gli esercizi di Kegel, che si basano sulla contrazione e la distensione dei muscoli della vagina. Sono ancora poco noti, ma aiutano ad alleviare i sintomi dolorosi del ciclo mestruale. Gli esercizi mantengono elastici i muscoli della zona del perineo, contribuendo controllare l’incontinenza urinaria.
Gli esercizi di Kegel sono noti anche perché, se svolti con costanza, aumentano il piacere durante il rapporto sessuale.

Il biofeedback infine, che significa letteralmente "ritorno biologico" è una tecnica utilizzata per curare il mal di testa e disturbi psicosomatici o collegati a stati di ansia perché insegna a rilassare i muscoli contratti. Si basa sul principio dell’autoconoscenza e quindi dell’autocontrollo.
Attraverso dei sensori, posti sulla fronte o sul collo, si collega uno strumento in grado di misurare la tensione muscolare. A ogni contrazione dei muscoli interessati, la macchina emette un segnale sonoro o luminoso, che diminuisce di intensità quando la tensione si attenua.

Ci si può così rendere conto delle contrazioni involontarie scatenate dalla tensione e imparare a controllare e a rilassare la muscolatura anche con esercizi di rilassamento.

Il biofeedback non è invasivo e non presenta effetti collaterali. Richiede, però, tempi piuttosto lunghi: almeno dieci sedute e una buona facoltà di concentrazione.

 
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