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Come diventare buoni

Nick Hornby, Guanda

Questa volta Hornby ci racconta in prima persona la vita di Katie, moglie, madre e medico a tempo pieno. Nell’arco di due mesi la protagonista affronta, con lucidità e ironia, una crisi matrimoniale con David, e perde la bussola, mettendo in discussione il rapporto con i suoi due figli, i pazienti, il suo amante, gli amici, il fratello e, soprattutto, con se stessa.

La situazione precipita con l’arrivo in famiglia di BuoneNuove, giovane guru chiropratico, che incanta tutti, tranne Katie. BuoneNuove è lo specchio in cui Katie si trova a riflettere, e l’immagine che le viene restituita le propone sempre la stessa domanda: io sono buona?
BuoneNuove è buono, riesce laddove lei ha sempre fallito: comunicare con suo marito, curare i suoi pazienti cronici, educare i suoi figli. Katie vuole con tutte le sue forze essere buona, un po’ come tutti noi, ma la via da percorrere per salvare il mondo è davvero troppo dura.

Katie rinuncia a diventare buona, ma forse non è mai stata davvero cattiva. Capisce che cosa è importante per lei, ritrova, e ridimensiona, la scala dei valori che aveva perso di vista, perché lei stessa si era smarrita.

La traduzione di Stefano Viviani rende al meglio una delle penne più contemporanee del momento. Hornby è attuale perché, attraverso i suoi personaggi, dà voce ai piccoli, grandi, medi problemi di ognuno. Non pretende certo di trovare rimedi miracolosi, ma scava nell’animo e alleggerisce il peso, divertendo.

(Veronica Della Rocca - redazione di Queigiorni.it, 3 aprile 2007)

 
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