Spider-Man 3
Sam Raimi, 2007
Non c’è due senza tre, ed ecco l’attesissimo Spiderman, al culmine della sua carriera di supereroe, anche se questa volta il nemico da combattere assume diversi volti, non sempre facili da distinguere.
Oltre all’eterna lotta fra bene e male, si aggiunge un conflitto interiore che, prima o poi, ogni essere dotato di grandi poteri si ritrova ad affrontare. Esiste un confine tra vendetta e perdono, una barriera così sottile che un soffio di vento può abbatterla, ribaltando i ruoli di eroe e antieroe.
È proprio la schizofrenia dilagante, ad opera di una misteriosa creatura/cosa aliena, che rende sopportabile la trama di questo terzo episodio, dove le vicende personali di Peter Parker e compagnia, come nei due precedenti episodi, navigano fra sentimenti stucchevoli.
Per fortuna c’è Sandman (Thomas Haden Church), il bruto dal cuore tenero, e ritroviamo il cinico direttore del Daily Bugle, uno dei personaggi più riusciti della saga, interpretato da J.K. Simmons, già simpatico ispettore nel serial TV The Closer. Conclude il nuovo cast Bryce Dallas Howard, dotata figlia d’arte (Ron Howard) che, più in carne del solito, dà vita a una parte secondaria, ma nei colossal, si sa, l’importante è partecipare.
Non convince molto il lato oscuro di Tobey Maguire (e nemmeno il suo look), forse stanco di volare fra i grattacieli di New York.
Le acrobazie, va detto, sono la cosa migliore del film.
(Cinevora - redazione di Queigiorni.it, 9 maggio 2007)