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L'estate in cui il Bari comprò João Paolo

Intervista a Francesco Marocco, autore di L'estate in cui il Bari comprò João Paolo, edizioni la meridiana, 2006.

Geena: Ciao!
Francesco Marocco: Ciao. Vale fare le faccine durante l'intervista?

G.: Ti ha stupito la richiesta di concedere un'intervista a Queigiorni.it?
F.M.: Non mi ha stupito, visto che io sono il fondatore del Comitato Rivendicazione “queigiorni” per l'Universo Maschile

G.: Dunque…"L'estate in cui il Bari comprò João Paolo", che anno era?
F.M.: 1989

G.: Perché hai scelto questo titolo?
F.M.: Metto gli occhiali per sembrare piu serio… dunque, per rappresentare il punto in cui le cose sono sulla cresta dell'onda. Il momento in cui sei in alto, guardi giù e ti sembra impossibile cadere. Un attimo dopo stai scendendo di nuovo. È quello che successe a Bari, che si rispecchiava nel calcio e si vedeva piu bella. João Paulo era l'eroe che aspettavamo. Sconosciuto come tutti noi. Imprevedibile, folle, divertente.

G.: Quanto c'è di autobiografico nella tua raccolta di racconti? Non in percentuale, ma insomma, pare ce ne sia parecchio.
F.M.: Tutto, tranne le scene di sesso con altre donne. Tutto nasce da un'emozione che hai percepito con l'antenna dell'anima. Che l'abbia vissuta, solo immaginata o che te l'abbiano raccontata, non importa. Da lì nasce, la penna fa il resto.

G.: Questo è il tuo primo libro che vede la luce, giusto? Ebbene, cosa si prova a vedere il proprio nome e i propri pensieri in copertina?
F.M.: C'è un primo momento, in cui è la consistenza fisica della copertina a darti una sensazione meravigliosa. Come quando accarezzi il pelo di un animale raro e prezioso. Poi, onestamente, un po' ti abitui. Penso sia la pessima natura umana.

G.: Ma cosa consiglieresti a chi scrive e vorrebbe pubblicare?
F.M.: Un altro lavoro, visto che con i soldi del diritto d'autore delle copie vendute, non ti ci ripaghi neanche l'alcol che hai versato per festeggiare l'uscita del libro.
Capisci che chi inizia a scrivere non può certo pensare a vivere di quello. Molto meglio il precariato tradizionale di quello intellettuale.

G.: Nei tuoi racconti c'è ironia e tristezza allo stesso tempo. Tu come li vedi: più ironici o più tristi?
F.M.: Diciamo che devono pizzicarti una corda... Poi l'eco della vibrazione dipende dalla cassa di risonanza. Mi piacerebbe che l'effetto della scrittura fosse quello del gianduiotto.

G.: Cioè?
F.M.: Che si sciogliesse, e scomparendo lasciasse insieme languore e grande dolcezza... In realtà cerco di fare pubblicità ai gianduiotti, perché devo recuperare un milione di euro da qualche parte.

G.: Ma quante persone hanno letto le tue parole?
F.M.: Intendi per propria scelta o minacciati a mano armata da me?

G.: Adesso arriva una domanda un po' difficile, sei pronto?
F.M.: No. Metto un pezzo de Los Planetas nei momenti difficili.

G.: Secondo te, scrivere è inventare?
F.M.: Potrebbe essere cercare di arrivare dove non hai modo di essere. Ricordare come sei stato. Dare architettura ai sogni. Inventare, sì. Anche.

G.: A proposito di architettura, leggo nella 4° di copertina che sei architetto…
F.M.: Sì. Sto cercando di smettere, ma non c'è cerotto che aiuti.

G.: Capisco…Quando si comincia…
F.M.: Scherzo , trovo molto affascinante l'architettura. Meno la sua collocazione nel mondo del lavoro. Comunque non mi preoccupo del futuro, come tutti quelli della mia generazione. Sai perchè non pensiamo alla pensione, noi del 76?

G.: Perché?
F.M.: Perchè abbiamo la certezza che moriremo prima di stenti.

G.: Quindi è proprio vero che oggi è bene saper fare un po' di tutto?
F.M.: Sì, io sono una schiappa nel bricolage e soffro moltissimo.

G.: Ho saputo che hai sempre fatto tante cose, hai mai lavorato nel cinema?
F.M.: Ho iniziato da lì. Ero il protagonista di un corto da urlo, in Spagna. C'era grande sintonia con la troupe. Poi il montatore s'è dileguato e il lavoro non s'è mai visto finito. Ma non dispero, tra qualche tempo lo troverò su you tube...

G.: Puoi approfittare dell’intervista per lanciare un messaggio a giovani registi e produttori. Non vorresti vedere i tuoi personaggi sul grande schermo?
F.M.: Sto scrivendo adesso una storia che i registi del mondo dovrebbero contendersi...

G.: Puoi anticiparci il titolo?
F.M.: Racconta la storia di una dozzina di personaggi folli le cui vicende si intrecciano a causa dello scirocco. Il vento che rende pazzi, dicono. Lo chiamerei Scirocco, ma “Scirocco di Marocco” non è molto appetibile commercialmente.

G.: Noi lo aspetteremo con ansia comunque.
F.M.: Se qualcuno vuol propormi un titolo su Queigiorni.it, io lo ascolto volentieri.

G.: Un'ultima domanda, per le nostre giovani lettrici che saranno senz'altro curiose di saperlo. Sei fidanzato?
F.M.: Sì, innamorato e felice per 23 giorni al mese. Poi arrivano “quei giorni”...

G.: Attento a ciò che dici… Potresti scatenare una tempesta, altro che scirocco! Ma, visto che hai sollevato la questione: tu come vivi la sindrome premestruale e "quei giorni"? Qualche consiglio o aneddoto?
F.M.: Io, a parte il dolore di pancia il primo giorno, molto bene…Seriamente: molte coccole, comprensione e dolcezza. Dal risveglio fino alla buonanotte.

G.: Un ottimo consiglio per tutti i maschietti. Grazie per l'intervista!
F.M.: Un piccolo passo per un uomo. Un balzo per l'umanità. Aspetto le vostre proposte per il titolo... Ciao, W João Paulo!

 
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