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Cannes: La parola ai giurati

23 May

Premessa
Bonjour tout le monde!
Mi trovo al Festival di Cannes da una settimana, e non ho fatto altro che correre come una matta, questa volta con scarpe comode.
Adesso non ti lamentare!”, direte voi. Non lo farò, ma lasciatemi dire che ho una trentina di ore di sonno arretrato.
Sono alla ricerca dei miei appunti, per riuscire a portarvi con me sul tappeto rosso de La Croisette.
Ma sono sparsi sulla moquette (rossa) della stanza d’albergo, arrotolati insieme a scontrini e resti di canapè, incollati ai depliant del festival grazie a un lucidalabbra che ha deciso autonomamente di stapparsi ed esplorare la borsa.
Mi imbatto in decine di biglietti da visita, dove nomi sconosciuti rappresentano volti altrettanto sconosciuti, e mi guardano con occhi severi:
Ma come? Non ti ricordi di me?”.
Sorry, I don’t remember.

La parola ai giurati

Vorrei assegnare una menzione speciale ai giurati: la palma rosa di Queigiorni. Si può?

Come si suol dire, un cast d’eccezione.
Presiede la giuria il regista Stephen Frears (Alta fedeltà, The Queen), il quale alla conferenza stampa ha risposto con humor britannico alla domanda di un collega: Come possiamo contrastare il cinema americano?
Il nostro ambiente è sempre stato dominato dal cinema americano, e a me il cinema americano piace. Così va il mondo. Grazie comunque, siete gentili a preoccuparvi!”.
Il cinema è autoironico.

Lo sostiene Maggie Cheung, musa di Wong Kar-Way: “Non ci sono generi che non mi piacciono. Non evito di guardare un film commerciale solo perché e definito tale, ci sono soltanto bei film e brutti film”.
Orhan Pamuk, sceneggiatore turco, discute del ruolo di un giurato:” Non serve nessuna preparazione particolare, abbiamo sempre svolto il nostro lavoro, e ora dobbiamo solo affrontare la cosa con l’entusiasmo di un bambino che dice al papà: mi piace! Questo è il migliore”.
Il cinema è modesto.

Ha un nome difficile, anche da scrivere, Abderrahmane Sissako, viene dalla Mauritania e prima dei 50 anni ha fatto di tutto, in molte città: regista, produttore, sceneggiatore, attore.
Il cinema non ha confini.

Ci sono due delle mie attrici preferite, l’australiana Toni Colette (Il sesto senso, Little Miss Sunshine) e Sarah Polley (da non perdere La mia vita senza di me e La vita segreta delle parole, entrambi di Isabel Coixet).
Viste dal vero sono ancora più belle che sul grande schermo.
Il cinema non sempre è un’illusione.

C’è Maria de Medeiros, che abbiamo visto ragazza in Pulp Fiction, come fidanzata di Bruce Willis. E sempre dal Portogallo, Manoel de Oliveira, che a 99 anni scende a passo svelto le scale del teatro. Dirige film dagli anni trenta e non ha nessuna intenzione di andare in pensione.
È più giovane di poco, e ha recitato per lui, Michel Piccoli. È sempre stato uno dei migliori attori francesi, era e resta bello, anche con la pancia.
Il cinema non ha età.

Infine, per fortuna, c’è Marco Bellocchio. Non c’è da stupirsi, i nostri talenti vantano più riconoscimenti all’estero che dentro casa. In Italia l’incasso de Il regista di matrimoni ha superato a malapena i due milioni di euro. Sono briciole, rispetto ai costi di produzione, e rispetto anche agli otto milioni incassati lo stesso anno da Olè di Vanzina.
Il cinema non è venale.

Lo so, lo so: il cinema è anche gossip.
Volevate qualche indiscrezione sulla coppia Jolie-Pitt.
Non fate quello sguardo preoccupato: li ho visti con i miei occhi passeggiare mano nella mano.


Commenti: 8

beata te Geena! :;ma l'hai visto George?????!!!!!

Scritto da: sarah il 24 May


ma io pensavo che i bradjolie fossero in crisi °°°°:(
mi devo rassegnare?
ciao!

Scritto da: stoica75 il 24 May


tanto poi alla fine, se un film vince o non vince è lo stesso...siamo noi del pubblico a pagare il biglietto, no?

Scritto da: corolla il 24 May


eccomi di nuovo, scusa, ma a me Olé di Vanzina è piaciuto..

Scritto da: Marco il 24 May


mi spiace, George mi è sfuggito per un attimo, ma non dispero!
Marco, i gusti sono gusti, comunque alla fin fine sei d'accordo con Maggie Cheung, no?

Scappo via! Mi ricollego appena posso!

Scritto da: Geena il 24 May


geena sei fantastica! e fortunata a esser stata a cannes! che ne pensi di quel che dice Tarantino dei film italiani, che sono noiosi perché raccontano solo storie d'amore adolescenziali o vancanze demenziali? un bacio - se posso :-) pastor

Scritto da: pastor66 il 31 May


Ciao pastor66,

hai sollevato una questione mica da poco!

Tarantino dovrebbe cambiare videoteca, ma d'altra parte è la mancata
distribuzione all'estero la vera responsabile di tanti luoghi comuni.
Si tratta di scambio culturale ingannevole.
Ronn Moss (Ridge) ha partecipato al film di Neri Parenti, Christmas in Love
(vacanze demenziali).
Muccino è approdato a Hollywood (storie d'amore adolescenziali).
Non so chi ci abbia guadagnato nel cambio.
Vediamo quello che ci dicono di vedere, per questo è importante che ci siano
festival di cinema internazionale,
perché solo lì si riesce a intravedere qualcosa di diverso, che sparisce appena
lo champagne è finito.
Un regista può fare film belli e brutti nel corso di una carriera, ma anche
passare, se gli va, dal comico al tragico senza sfigurare (penso a Soderbergh, Almodovar, Woody Allen).

Perché dobbiamo classificare per generi tutto e tutti?
perché etichettare i paesi?

Credimi, caro Quentin, il cinema italiano non è noioso, ha solo bisogno di
milioni di dollari da investire, proprio come il vostro.
Perché di idee ne abbiamo tante, ma il cinema è un gioco che costa caro.

P.S. Come la vedete una collaborazione Tarantino-Bellocchio?

Scritto da: Geena il 31 May


beh si...
Tarantino è Tarantino (a me piace molto), ma sono d'accordo con te, Geena. Sarei dovuta (ero in procinto...) andarci anch'io a Cannes ma mi sono fatta prendere dalla pigrizia. Mannaggia a me!
Sarà per l'anno prossimo. Ciao!

Scritto da: michela il 02 October


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