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Intervista al dj Ariel

10 July

Il dj Ariel conduce il programma radiofonico Pane, burro & Rocknroll da lunedì a venerdì dalle 7 alle 9 su RockFM, insieme a Roberto Antoni detto "Freak".

Mi racconti il primo incontro con Roberto Antoni detto Freak e come vi siete messi insieme?
Nel senso fidanzati? Caspita, la prima volta che l’ho visto, ci sto pensando…sai che non mi viene in mente?
Non me lo ricordo la primissima volta che l’ho visto. Seguivo gli Skiantos, ma non me lo ricordo, adesso non dormirò tutta la notte per pensarci. Ah no, ecco! La prima volta che l’ho visto è stato a Rock FM per un’intervista sul rock demenziale di Bologna, per Easy Rider, una trasmissione che facevo di sera. Era venuto in radio e abbiamo fatto due ore dedicate al rock demenziale. Poi da lì abbiamo suonato a un meeting di etichette indipendenti, una roba così, io e il mio bassita, Mox Cristadoro. Facevamo  basso, batteria e chitarra degli Skiantos, abbiamo suonato a nome “Skiantos”.

È stato amore?
È stato amore a prima vista. Freak Antoni, in realtà, o lo si ama o lo si odia. Io sono uno di quelli che lo ama. È pazzo, è compleatamente pazzo.

Lo è davvero? Me lo confermi?
Sì, sì. È completamente andato. È nato in anni più giusti dei miei probabilmente, e quindi ha vissuto certe cose come avrei voluto viverle io.

Lo sai che c’è una voce di Wikipedia su Freak?
L’ho intravista, perché quando prepariamo i compleanni del giorno (L’Almanacco, N.d.R.), me ne sono accorto. Però non è aggiornatissima, bisognerebbe farla un po’ meglio.

Dice: “uno degli autori più stimolanti nell'ambito del movimento artistico-culturale post '77”, ma il rock demenziale dà assuefazione? Che senso ha?
Be’, questo dovresti chiederlo a lui, io sono solo un discepolo del rock demenziale. Tra l’altro ieri mi raccontava che, forse, notizia di corridoio, qualcuno gli ha detto che su La Repubblica c’era una proposta di laurea honoris causa a Freak Antoni per aver inventato il rock demenziale, cosa che comunque proporrei io.

Sarebbe la sua seconda laurea?
Sì, la prima se non sbaglio, ce l’ha al Dams di Bologna. Se il rock demenziale dà assuefazione? La risposta è sì. Be’ il rock demenziale non aveva senso nel ’77 e non potrà mai aver senso. Per questo che è rock demenziale.

Che tu sappia, esiste il rock demenziale anche in altre lingue che non siano l’italiano?
Bisognerebbe controllare, ma può essere di no. Ogni tanto ci penso. Questa cosa che riconoscono Freak come inventore del rock demenziale è galattica. A me piacerebbe essere l’inventore di un qualcosa così potente. Lui l’ha fatto, e noi abbiamo la fortuna di lavorare con lui. Anche se ci fa bere troppe bibite gasate.
Sono i piccoli problemi di lavorare con Freak.

Cosa vuol dire oggi lavorare in radio? È importate che ci sia? E perché?
Io quasi da sempre lavoro in radio, e per me è importante perché non riuscirei a fare nient’altro, mi serve trasmettere tutti i giorni. È importante ascoltarla perché è un mezzo più vero della televisione, è meno pericoloso. E non avendo le immagini, è più difficile da fare, ma è più, come dire, veritiero da ricevere, si può fingere di meno. Si può giocare meno sulle tette e i culi, quindi come mezzo è sicuramente più interessante. Poi ovviamente perde nel confronto con la televisione, però secondo me bisogna sentirla di più.

È ancora libera la radio?
Be’, credo di no. Quella che facciamo noi, per svariate casualità, probabilmente lo è ancora. Sicuramente non è la radio libera degli anni Settanta. Però io, essendomi sempre infilato in posti in cui in qualche modo si faceva rock, anche quando prima lavoravo a Radio Lupo Solitario, ho trovato sempre strutture abbastanza aperte. Anche Radio RockFM la facciamo noi, non siamo tantissimi, meno di una decina di persone. Quindi tutto sommato si può dire che siamo una radio libera. Non ce ne sono tante. Anzi…ci siamo solo noi!
Siamo l’ultima radio libera italiana…

Torniamo al rock. I confini del rock sono mobili, per questo voi di Pane, Burro & Rock & Roll classificate cantanti e musicisti. Chi metteresti ai due estremi?
Cioè, chi è rock e chi non lo è? Mah, in questo pasticcio di definire cosa è rock e cosa non è rock ci siamo messi solo con questa trasmissione, e dovremmo ancora approfondire il discorso. Sicuramente l’idea è quella di vedere la dicitura “rock” non solamente come un genere musicale. Per cui il rocker non è solo una cantante, non sono solo i Rolling Stones, ma va a finire che diciamo che anche Padre Pio è rock, perché magari ha le stigmate, una roba di questo tipo. Non abbiamo ancora messo i paletti effettivi per definire cosa è rock e cosa non è rock. Non rock potrebbero essere quelli che ci stanno antipatici. Chi trasmette in una radio non libera non è rock. I network italiani non sono rock. La televisione e chi la fa non è rock. Le ballerine non sono rock…vedi? Me ne vengono in mente un sacco. Chiambretti è assolutamente rock.
La cosa che ci arrovella è che non riusciamo a trovare un aggettivo…anti-rock. Dobbiamo solo dare la negazione “non è rock”, invece sarebbe carino trovare un aggettivo. La cosa che ci ha fatto saltar fuori la distinzione è che in America “rock” è aggettivo, è anche verbo, “questa cosa rockeggia”. E in italiano non ce l’abbiamo, quindi o ci inventiamo un nuovo verbo, che conieremo tra pochissimo, oppure…Però purtroppo l’Italia non è un paese con una cultura rock. La cultura rock è importata in qualche modo.

“Il rock è morto” ha detto Sting negli anni Ottanta, oggi sopravvive? O meglio, esiste il rock del 2000?
Per noi il rock del 2000 è lo stile di vita che abbiamo. Sai, il fatto che il rock è morto lo hanno detto un po’ tutti, tra cui Sting. Per noi il rock sta bene, sta molto bene. Sia io e che Freak continuiamo a suonare, non è facilissimo ma teniamo duro, ci sono tantissimi gruppi che continuano a suonare, che fanno rock. È a proposito del rock italiano che bisognerebbe chiedersi come sta, come stava, se è mai stato bene o se invece è sempre stato un po' malatino. Ci penseremo…vi faremo sapere.

Forse ha sempre vissuto di riflesso senza essere davvero autonomo.
Be’, sicuramente. C’è un problema di lingua fondamentale, dell’italiano che non facilita l’approccio. Però a certi livelli, mi viene in mente la PFM, forse quei livelli il rock italiano non li ha più raggiunti. Forse solo gli Skiantos, col rock demenziale, sono arrivati a quei livelli lì. Purtroppo restiamo solo noi.


Per chi ancora non lo sa, cos’è la Patente da Vero Rocker e come si può ottenere?
È stato un lampo di genio del maestro Roberto Freak Antoni, che mi ha appuntato su un’agendina, su cui scrivevamo per preparare il programma, questa Patente da Vero Rocker, che stiamo per stampare. Non sappiamo ancora bene con che forma, ma ci sarà, perché la gente è impazzita. Funziona così: stiamo promettendo di consegnare delle patenti da vero rocker che a oggi non esistono. Per averla uno deve accumulare punti, o bollini, come si fa al supermercato, o dal benzinaio. E questi punti però sono in autocertificazione, non è che possiamo stare lì a darli. Quindi ognuno se li può aggiungere. Il problema dei punti è che uno se li mette da solo, per ora abbiamo deciso che te ne dai due per volta, cioè se fai una cosa molto rock, sempre in autocertificazione, alla fine sei tu che decidi se la stai facendo rock o no, ti dai due punti. Un’altra cosa di cui ancora nessuno si è ancora lamentato, è che non abbiamo mai detto quanti punti servono per avere la patente da vero rocker. Perché non lo sappiamo neanche noi.

Forse al rock non c’è limite.
Esatto. Però così non otterresti mai la patente, bisognerebbe decidere un numero. Stiamo pensando di organizzare dei raduni, perché l’idea è quella di non regalarla. Va bene l’autocertificazione, però non vorremmo smazzarla così, a caso. Vorremmo consegnarla solo attraverso un test attitudinale, come quelli che facciamo in radio. Se rispondi giusto ti prendi la patente, altrimenti no.

So che c’è gente che si decurta i punti, pentendosi dei propri gesti poco rock.
Assolutamente sì, ci scrivono tutti i giorni. Quando si svegliano con una canzone in testa pop, chiedono se devono togliersi i punti. Oppure chiedono se se li possono mettere.

State creando dei mostri.
Sì, abbiamo degli ascoltatori messi malissimo.

E a proposito non di ascoltatori, ma di lettori, ti tocca una domanda per i lettori maschi di Queigiorni.it: come può un uomo sopravvivere all sindrome premestruale? Hai avuto esperienze al riguardo?
…Non saprei, è una domanda difficile. Nella mia piccola esperienza però ho visto diversi tipi di sindrome premestruale. Qualcuna era ingestibile. Diciamo che chi ha la sindrome premestruale è ingestibile, bisogna solo sperare che non ce l’abbia. O che abbia una sindrome premestruale tranquilla. Perché se ce l’ha forte è ingestibile…Voi avete consigli da dare? Ah sì? Allora andrò sicuramente a controllare.

Per scoprire tutti programmi e le frequenze di RockFM: www.radiorockfm.com


Commenti: 2

freak e ariel,siete troppo rock!!!!!!!

Scritto da: teo. il 09 October


Ciao Teo!
...pensavo che questo post si fosse perso nei meandri del sito..e invece...!

Scritto da: Geena il 09 October


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