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Venezia by day

19 July

Prendersi cura di sé...a Venezia, tra l'artificio dei fuochi e quello dell'arte contemporanea.

Venezia è sempre incantevole. Che banalità? Può darsi. Ma è così. Venezia è proprio bella! È così piena di stranieri che ti sembra di essere lontana mille miglia da casa. Anche se sei solo a tre ore di treno da Milano. Nel dubbio, chiunque ti rivolge la parola in inglese, senza nemmeno buttare uno sguardo distratto alla tua estetica, per appurare che tu sei un’italiana. Senza ombra di dubbio! Nonostante giri con la reflex al collo, le infradito viola e la mappa della città in mano (A proposito! Visto che siamo in periodo di viaggi e vacanze, se siete in partenza per un altrove ignoto, vi consiglio di passare in Feltrinelli: vendono microscopiche e deliziose cartine plastificate di ogni città. L’ideale per chi, come me, ha un’innata idiosincrasia e un’atavica incapacità di manovra dell’ingombrante strumento orientativo che, di solito, rimane tale solo fino a che non lo si usa, stropicciandolo…).

Venezia è proprio bella! Se c’è il sole, di più. Se tira anche un po’ di vento, di più. Se tutta la città è in fermento per la festa del Redentore, di più. Se poi c’è anche la Biennale d’Arte in corso…

Sul sito dell’esposizione dicono che, a solo un mese dalla sua apertura, l’edizione di quest’anno è stata visitata da 66.290 persone… Beh, lo scorso week-end c’eravamo anche io e Sergio Rubini (ognuno per proprio conto, purtroppo! :p).

Benché non mi convincesse tanto quel copy (Pensa con i sensi - Senti con la mente) e, in effetti, continua a non convincermi del tutto, non vedevo l’ora di andarci! Un contesto espositivo assolutamente suggestivo e unico. Diviso tra i padiglioni dei Giardini e quelli dell’Arsenale. Spazi enormi. Pieni di luce e contrasti. Architetture solenni e squadrate, ammorbidite dall’acqua che accarezza tutta la città e riscaldate dal sole di luglio. Tanto da diventare torride nel primo pomeriggio.

Ho camminato così tanto che la sera mi doleva ogni singolo muscolo del corpo. Anche quelli che ignoravo di avere! Anche quelli attorno all’occhio sinistro: a furia di strizzarlo per permetter all’altro di guardare nel mirino della macchina fotografica. Mi sarò guadagnata qualche “ruga d’espressione” in anticipo? Pazienza… La Biennale è così. Una specie d’inebriante orgia della visione, che incanta e stordisce. Da tanta abbondanza espositiva si rischia, infatti, di uscire un po’ confusi. Incerti su quello che si è visto. Perché tante cose insieme rischiano inevitabilmente di annullarsi l’una l’altra. Non è stato così per il (rosso) Padiglione francese (firmato Chanel) che, nella mia memoria, primeggia su tutti…

Sophie Calle. È questa l’artista selezionata per rappresentare la Francia alla 52esima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. E lei lo fa splendidamente. Tanto che la sua «Abbia cura di sé» è una delle cose migliori di quest’edizione. Così empatica. Così romanticamente folle. Così vera. Così geniale. Così ironica. Verrebbe quasi da dire così “femminile”…

Biennale

Qualcuno ha definito le sue opere “esperimenti sull’emotività”. Di certo questa lo è. Perché rende un’esperienza autobiografica, dolorosa, intima e perdente (la separazione dall’uomo che si ama), una celebrazione corale, liberatoria e vincente. Senza alcun sentimento di vendetta o rancore. Vi ricordate l’episodio di Sex and the City in cui Carrie veniva mollata con un post-it? Ecco, evidentemente non succede solo nella finzione! Ricevendo una mail di rottura alla quale non sa dare risposta, Sophie fa una cosa straordinaria nella sua ordinarietà: “chiede consiglio alle amiche”. Si rivolge a un centinaio di donne (tra cui scrittrici, attrici, filosofe, vignettiste, ballerine, criminologhe, cantanti, storiche, sessuologhe, musiciste) per chiedere loro di analizzare la mail, ciascuna secondo la propria professionalità, e di commentarla, interpretarla, comprenderla al posto suo. E il risultato è sorprendente. Una specie di centrifuga emotiva collettiva. Capace di restituirci le infinite possibilità d'interpretazione (femminile) dell’umano sentimento, quando lasciato sospeso in una dimensione incompiuta.

Scrittrice, fotografa, artista concettuale. Sophie Calle è parigina e a Parigi ci vive. In una casa atelier ai bordi della città. Della sua arte dice che è ironia. I latini dicevano nomen omen. Nel suo caso, giocando con le lingue come se fossero matrioske, potremmo parlare di “Strada (anche se piccola e stretta) della Saggezza”. O, per le più romantiche, di “Fiore della sapienza”… A voi la scelta. Insieme a quell’insegnamento (se di questo si tratta) che l’espiazione nell’arte del dolore e dell’umana (in)comprensione è in grado di regalarci. Come un salvifico memento… Prendiamoci cura di noi!

Il sito della Biennale di Venezia
www.labiennale.org/it/arte

Il sito (aggiornando) di Sophie Calle
www.sophiecalle.net

Il sito dellÂ’azienda di promozione turistica di Venezia
www.turismovenezia.it


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