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Saluti dalla Svizzera
06 November
Il lungo week-end-ponte mi si prospettava, come accennato nell’ultimo post, all’insegna dell’apatia.
Mi immaginavo in pigiama con un fazzoletto in testa, a passare sui pavimenti la temuta aspirapolvere. Per fortuna abitare in un monolocale ha i suoi vantaggi: poco spazio da vivere, poco spazio da pulire.
All’ora di pranzo di giovedì avevo già finito.
Come una perfetta liceale ho aspettato trepidante che Stefano mi invitasse fuori a cena.
Alle due ancora niente.
Mi sono attaccata al telefono, per trovare qualcosa da fare. E per evitare di aspettare telefonate.
Tre ore dopo ero in viaggio verso nord, diretta a una stazione termale svizzera, in compagnia di Giacomo, mio ex fidanzato e attuale migliore amico. I suoi amici, che in breve tempo sono diventati anche amici miei, sono quanto di meglio potesse capitarmi: simpatici, colti, di bell’aspetto e single!

Sarà per la storia degli orologi a cucù, ma in Svizzera il tempo scorre più lentamente. Non ho fatto altro che lasciarmi massaggiare da guru dello shiatsu, e stare a mollo a 35° C. A parte un imbarazzante stabilimento dove ho scoperto (troppo tardi) che era obbligatorio passeggiare in tenuta adamitica, sono tornata a casa come nuova, dimenticandomi di accendere il cellulare.
Meglio così, perché tanto non ho ricevuto messaggi. Però, siccome so perdonare, ho spedito a Stefano una bella cartolina postale con le montagne e la mucca in primo piano, che probabilmente giaceva nel negozio dagli anni settanta. Ho scritto soltanto: Saluti dalla Svizzera.
Seguiva la mia firma e quelle dei miei compagni di viaggio: Giacomo, Sandro, Enrico e Andrea.
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