|
|
|
Un pomeriggio con Fabrizio de André
12 January
Gennaio è sempre stato il mese che preferisco tra quelli della cosiddetta brutta stagione e, questanno, lo è in modo particolare. Mi ha regalato tanta neve e freddo gelido.
Lo so, sto scrivendo una cosa un po impopolare. Per lo meno rispetto alle opinioni che sento continuamente in giro, però a me linverno piace così.
Il paesaggio innevato, il sole obliquo che proietta lunghe ombre, le cioccolate calde, le serate in casa a sperimentare nuove zuppe da far gustare agli amici, i libri da leggere sotto il piumone la domenica mattina, i film da vedere avvolti come bachi da seta nella copertina di pile, i dischi da ascoltare o riascoltare.
Ieri, per esempio, ho passato il pomeriggio in casa e ho ascoltato con gusto, uno dopo laltro, i miei dischi preferiti di Fabrizio de André. Era tanto che non mi concedevo il lusso di soffermarmi sulle sue canzoni e riascoltare con attenzione certi passaggi, scoprendo parole a cui dare nuovo peso.

Mi piace come le sue canzoni continuano a svelarsi a ogni ascolto e come la sua voce riesce ancora a stupirmi per le note che riesce a fare e per come dice le parole, come le canta.
In questultimo periodo si parla tanto di lui. Ieri ricorreva il decimo anniversario dalla sua morte.
Sono state pronunciate tante parole in decine di servizi televisivi, special giornalistici, trasmissioni, documentari, film, libri. Forse è vero che non tutte erano necessarie e la retorica ha fatto capolino spesso, ma intanto lo si è ricordato ed è stato bello.
Chissà che non sia servito a farlo conoscere meglio e di più.
Io lo spero.
Commenti: 1
Aggiungi un tuo commento
|
|
|
Scritto da: serenavariabile il 16 January